Lo scrittore è il perfetto menzognero: scrive bugie e riesce a farti credere che siano vere.
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26/02/22

Il ritorno dell'analfabeta funzionale

Tutto inizia con questo screenshot che una mia amica mi ha spedito sul cellulare.
Ho coperto il nome di chi ha postato l’immagine perché non è la persona che conta, il mio vuole essere un post dal taglio incentrato sul problema che è quello della comprensione.


L’immagine, come vedete tutti, recita “sono pronta per la morte di Antinoo”.
Il libro fotografato sotto è il mio romanzo “Nel tuo nome” (già che ci sono ne approfitto e lo pubblicizzo un po’: cliccate qua se volete saperne di più).

Di cosa parla il mio romanzo?
Basta leggere la sinossi, in particolare questo paragrafo:
“Fra le pagine del suo nuovo romanzo Francesca A. Vanni costruisce una storia dentro la Storia, immaginando “cosa sarebbe successo se...” in un avvincente susseguirsi di eventi che terranno il lettore con il fiato sospeso.”

Cosa sarebbe successo se: ecco qui le parole chiave.
Sono parole che spianano la via a un solo genere letterario: quello dell’ucronia, ovvero rivedere la storia sotto un’altra luce, partendo da un determinato evento storico.
Non mi dilungo sulla nascita del genere e la sua divulgazione, anche perché ne ho parlato pure nella prefazione del romanzo, ma voglio solo ricordare che il primo romanzo ucronico moderno è “Fatherland” di Robert Harris.

Ora, alla luce della sinossi e della prefazione, mi spiegate come si fa a scrivere “sono pronta per la morte di Antinoo”?
È chiaro che Antinoo non muore.
Come si fa a non capirlo?
Ci risiamo, mi trovo di fronte a un altro caso di analfabetismo funzionale come accade ogni giorno a tantissimi autori!
La frotta di coloro che leggono ma non capiscono è in costante aumento e anche di quelli che pensano che cose come la sinossi, la prefazione, la guida ai personaggi e ai luoghi, l’appendice, la postfazione e i ringraziamenti siano inutili orpelli all’opera e si possono saltare a piè pari.

Non ho parole.



16/01/19

Ma quanto deve essere lungo un libro per essere letto?

Questo è un post da scrittrice.
Potrebbe essere anche un post da lettrice, ma in questo caso lascio parlare la scrittrice che è in me.
Qualcuno di voi che legge e basta mi spieghi cos’è questa fobia da lunghezza del libro.
Giuro, è una vera e propria sindrome che colpisce a macchia d’olio tantissime persone che si autodefiniscono lettori appassionati.

Funziona così:
-se un libro è sotto le 100 pagine viene spesso deriso e chiamato “raccontino”. Salvo che se poi tale libro è magari “Il piccolo principe” o un’altra opera “nota” allora è un romanzo.
Risultato: non si legge il tal libro perché libro non è.

-se è sopra le 100 ma sotto le 250 pagine allora è considerato leggibile (poi qui entra in scena la selezione di genere, il fatto se sia un libro “di nota casa editrice e noto autore” o meno, ma questa è un’altra storia.)

-se è sopra le 250 pagine viene considerato un tomazzo di incredibili dimensioni di per sé illeggibile a meno che non ci sia una specie di congiunzione astrale favorevole alla lettura.

Passi che c’è ancora chi giudica il libro dalla copertina e pure dal titolo trascurando totalmente la sinossi, ma siamo ancora fermi al cliché della lunghezza?
Davvero conta il numero delle pagine e non il contenuto?

Va bene, non è che nell’epoca di twitter dove con meno di 300 caratteri si pensa di poter comunicare ci si debba aspettare chissà quale portento nella lettura, però...
Però, ammettiamolo, quella delle pagine è per caso l’ennesima scusa per non leggere?
Può darsi, tanto l’Italia patria di fulgide menti ultimamente è diventata madre di milioni di pigri ignoranti...

[Postilla di sabato 19 gennaio: ringrazio di cuore la mia nuova amica e bookblogger Emili del blog L per libro che ha gentilmente presentato e segnalato i miei libri!

Fatele visita!]


13/09/18

Il lettore perfetto

Spesso e volentieri, leggendo recensioni di libri o semplicemente facendo un giro in libreria, mi è capitato di leggere/sentire discorsi sull’argomento “lo scrittore perfetto”.
Ogni lettore (lo ammetto, me compresa quando leggo un libro) sogna lo scrittore perfetto.
Così mi sono divertita a stilare, in base alle conversazioni lette o sentite, le caratteristiche dello scrittore perfetto.
Deve essere informale ma non troppo, amichevole coi lettori ma non troppo confidenziale, descrittivo ma non verboso, innovativo ma non troppo.
Deve scrivere di sesso ma senza trascendere troppo lasciando tuttavia ben intuire cosa stia accadendo (sembra uno di quei teoremi matematici che ti danno da discutere al liceo!), deve saper bilanciare alla perfezione ogni argomento del libro, deve creare il tipo di personaggio che il pubblico potrebbe adorare, deve approfondire ma non troppo, deve azzeccare l’argomento di cui il lettore vorrebbe leggere, deve essere pronto a ricevere qualsiasi tipo di critica (anche le peggiori) senza battere ciglio, deve andare orgoglioso dei suoi libri ma non troppo, deve farsi pubblicità ma non troppo.
Una cosina da niente.
Io mi alzo tutte le mattine e, essendo una scrittrice, dovrei tenere conto di tutte queste cose.
Roba da uscirne pazzi!

Così mi sono domandata se anche lo scrittore immagina il lettore perfetto.
E la risposta è sì!
Certo che se lo immagina e vi descrivo anche come deve essere:

-amante dei libri. Leggere un libro non significa necessariamente amare la lettura. Prendete, per esempio, gli studenti: quanti di loro amano sul serio leggere?
-acculturato al punto giusto: sarebbe stupendo avere un lettore che non rimane perplesso di fronte a parole un po’ forbite o a subordinate di secondo grado.
-almeno una volta nella vita disposto a leggere qualsiasi genere di libro: diventa un po’ frustrante, per uno scrittore, presentare il proprio lavoro frutto della sua fatica e sentirsi dire “non leggo libri fantasy/di fantascienza/storici/dell’orrore/rosa/gialli...”. Vien naturale chiedersi, magari dopo molti di questi episodi, se a parte l'oroscopo il lettore in questione sia capace di leggere qualcosa di più approfondito.
-non pretenda estratti gratis né scarichi libri piratati: anche noi scrittori mangiamo e paghiamo le bollette. Eh, sembra strano ma è vero.
-non si faccia paranoie fra ebook e cartaceo.
-critichi, anche negativamente, ma in modo costruttivo: è difficile trovare un lettore che sappia fare buone critiche o recensioni. Per fortuna però non sono una specie in via di estinzione.
-che non prometta a vuoto di leggere il tuo libro.
-che non sbagli il titolo del libro e tanto meno il tuo nome: a me è successo più di una volta, specie col nome. Non è simpatico.
-che non ti ponga domande stupide: successo anche questo. Il giudizio è come sopra.

Sarebbe splendido, e non scherzo, avere almeno un lettore così nella vita.
Così come, immagino, per il lettore sarebbe favoloso trovare almeno una volta nella vita il suo scrittore perfetto.
Ma siccome l’utopia è di per sé irrealizzabile, non si potrebbe essere tutti quanti un po’ più tolleranti?
Sì dico a noi lettori (mi ci metto anche io, perché spesso mi accorgo di muovere critiche troppo forti ad alcuni libri e, da scrittrice, me ne pento subito), perché sostanzialmente i problemi sorgono quando libro e lettore si incontrano.
Certo non è detto che ci debba piacere tutto per forza ma essere più elastici ogni tanto non farebbe male a nessuno!