Lo scrittore è il perfetto menzognero: scrive bugie e riesce a farti credere che siano vere.
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12/10/19

Leggere fa bene

Leggere fa bene.
Dovrebbe essere risaputo, ma ogni tanto è meglio ricordare le ottime qualità che la lettura esercita sulle persone che ne fruiscono.
Siete pronti?
Perché bisogna leggere?

1-Leggere spalanca la mente: migliora il linguaggio, aumenta l’empatia.
2-Leggere ci rende più felici: un buon libro è come un cioccolatino, fa salire le endorfine. Se poi leggiamo un libro e mangiamo un cioccolatino, allora le cose vanno ancora meglio.
3-Leggere replica la reale esperienza: questa storia non la conoscevo nemmeno io ma è stato dimostrato dal il neuroscienziato Gregory Burns che leggere non solo ci proietta nei panni del personaggio, ma anche nel suo mondo biologico e quindi noi esperiamo mentalmente quello che il personaggio prova.
4-Leggere migliora la scrittura: confermo. Se non fossi stata un’amante spassionata dei libri e non continuassi a leggere, di sicuro il mio registro di scrittrice sarebbe stato depauperato.
5-Leggere rende più analitici: se si legge costantemente, la corteccia temporale del loro sinistro del cervello (deputata all’analisi) lavora meglio.
6-Leggere concilia il sonno: non so se sia vero. Io ho rinunciato a leggere prima di dormire perché altrimenti non dormo finché non ho terminato il libro.
7-Leggere fornisce sempre interessanti spunti di conversazione: verissimo. Infatti io sostengo sempre che chi non legge è una persona vuota.
8-Leggere rafforza la memoria: sia che si tratti di memoria a lungo o breve termine, leggere è un toccasana e non ci sono limiti di pagine. Tranquilli, dopo pagina trenta o quaranta non ci si dimentica il libro.
9-Leggere ammazza la solitudine: se con te ci sono Sandokan, Capitano Nemo, Luke e Leila Skywalker, Bella Cullen, Bastiano Baldassare Bucci (e tutti i personaggi che vi vengono in mente), come si fa a stare soli?
10-Leggere cambia la vita.

E come disse Umberto Eco: “chi non legge, a 70 anni avrà vissuto una sola vita: la propria. Chi legge avrà vissuto 5.000 anni: c’era quando Caino uccise Abele, quando Renzo sposò Lucia, quando Leopardi ammirava l’infinito... perché la lettura è un’immortalità all’indietro.”


14/07/19

Audiobook? No, grazie.

Da qualche anno a questa parte sono, di fatto, entrati anche nel mercato italiano gli audiobook ovvero i “libri che si ascoltano”.
Come funzionano?
Semplice: ne compri uno, lo carichi sul tuo lettore mp3 o sul tuo smartphone, infili le cuffie nelle orecchie e li ascolti.
Una versione contemporanea di quando era la mamma o la nonna a leggerci una fiaba prima che fossimo in grado di leggere da soli, resa più “cool” dal fatto che spesso sono attori famosi a leggere l’audiobook.

L’audiobook è ancora un mercato di nicchia ma secondo me potrebbe rivelarsi utilissimo per i non vedenti, per chi ha malattie degenerative gravi o chi ancora soffre di forme di paralisi che coinvolgono gli arti superiori e desidera leggere in autonomia un libro.
Il mio parere positivo sugli audiobook si ferma qui.

Perché?
Perché chi non soffre di particolare e gravi patologie invalidanti (gravi sul serio, lettori, non giustificazioni come “sono stanco”, “non ce la faccio”, “un libro è complicato, meglio un fumetto”, “non leggo più di venti pagine che poi dimentico tutto”) può comprare un libro (cartaceo o digitale non fa assolutamente differenza) e leggerlo senza alcun problema.
I motivi sono tanti ma il più importante secondo me è uno: leggere e ascoltare non sono la stessa cosa.
Sono attività che stimolano aree differenti del cervello, implicano reazioni neuronali distinte e hanno risultati diversi sul soggetto.
Ascoltare un libro, come dimostrato in un esperimento scientifico, è come leggere in maniera superficiale: a questo punto, tanto vale non leggere nemmeno.

Il Re (King, per inciso) ha affermato in “On writing” che ascoltare un libro migliora la scrittura.
Nemmeno su questo sono d’accordo.
Ciò che migliora la scrittura è un processo fatto di lettura (tanta) e soprattutto scrittura (tantissima) magari con un bravo revisore pronto a mettere in discussione il tuo lavoro e a fustigarti senza pietà se sbagli.
Non si diventa scrittore ascoltando chi legge: si diventa scrittore affinando questo dono che si ha da sempre (è come essere musicista, artista o chef: o lo sei, o non lo sei. Non ci sono vie di mezzo) e impegnandosi a scrivere ogni santo giorno, senza mai mollare.

Ma dico, il lettore medio è diventato talmente pigro da non essere più in grado di prendere in mano un libro, un e-reader e leggere?
Spero di no!
E ricordiamoci che se è vero l’assioma che un libro è tale in base al suo contenuto, per scoprire quale esso sia dobbiamo quanto meno leggerlo.
Leggerlo, non ascoltarlo.


24/08/17

Classici? Sì, grazie!



Colpa della scuola.
Dei docenti (va beh, facciamo un favore a chiamarli così) che non sanno trasmettere pathos (tanto hanno lo stipendio fisso, cosa gli interessa del pathos?), che assegnano le letture a quegli alunni che sono ancora allo stadio evolutivo dei Neanderthal e quindi non sanno leggere, che procedono nei programmi come tante stupide macchinette e guai a uscire dai binari.
Finisce così che tutti nella vita, compresa la sottoscritta, abbiamo detestato i classici per un po’ di tempo (qualcuno, a dire il vero, li odia ancora).

Calvino cita ben quindici motivi e dice inoltre che i classici vanno letti perché sono romanzi di formazione.
Io dico che c’è di più.
Anzitutto il tempo. Tutto muore, in questo nuovo Millennio anche piuttosto in fretta, ma un classico no.
Se persone come Omero, Virgilio, Dante, Virginia Woolf, Salgari, Wilde, Voltaire, Dostoevskij e tantissimissimi altri che non sto a citare per non farla lunga sono giunte fino a noi un motivo deve pur esserci.
Inoltre tutto ciò che noi siamo, pensiamo, facciamo e diciamo è stato già scritto in un classico.
L’uomo che andrà su Marte è Ulisse, le donne che combattono per i loro diritti sono come le sorelle March, i ragazzi di oggi che cercano se stessi non sono poi diversi dai giovani di On the road... quindi leggere un classico è una scoperta di noi stessi, un approfondimento della nostra anima, un modo di vedersi attraverso uno specchio.

Ultimo ma non meno importante.
Leggere un classico fa cultura sdoganabile, non soltanto accademica.
Immaginate che bella figura trovarsi fuori con gli amici e sapere che Ariosto non è solo una marca di aromi per gli arrosti?
Oppure sfoderare una citazione di Shakespeare che fa sempre intellettuale chic?
O meglio, sorprendere qualcuno e dire “un altro paio di maniche? Amico mio, siamo tutti buoni a copiare Manzoni!”.
Provateci, vedrete quanto sarà bello leggere un classico!


02/07/17

Leggere perché...


Se lo dicono loro, possiamo crederci!

23/04/16

Giornata mondiale del libro: leggete!

 
Leggere fa bene. Ce lo sentiamo ripetere da tempi lontani, come un mantra, ma ora la conferma arriva anche dal mondo scientifico e da quella "mecca" della ricerca, in tutti i campi, che è l'Università di Stanford , in California. Qui un team di neurobiologi, guidato da Natalie Phillips, ha accertato che la lettura apporta notevoli benefici al cervello. E la dimostrazione è stata fatta chiedendo ad un gruppo di studenti di letteratura di leggere un romanzo di Jane Austin.

Lo studio è partito con l'obiettivo di scoprire la relazione tra lettura, attenzione e distrazioni, e i loro effetti sull'attività cerebrale, e vi hanno partecipato esperti di neurobiologia, radiologi e studenti di materie umanistiche. Proprio ai "lettori-cavie" è stato chiesto di leggere brani di un romanzo della scrittrice britannica, Jane Austin (Mansfield Park). Il tutto mentre erano sottoposti a risonanza magnetica, all'interno dell'apposita macchina. Il risultato è che il flusso sanguigno al cervello durante la lettura risultava di molto aumentato.