Lo scrittore è il perfetto menzognero: scrive bugie e riesce a farti credere che siano vere.
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20/01/23

Ricordiamo


Cerchiamo di non dimenticare quello che è stato, o l’umanità finirà con il ripetere gli stessi errori.
Celebriamo la Giornata della Memoria, e se volete vi invito a leggere il mio romanzo sulla Shoah “La lunga strada verso te”.

22/01/22

Non dimentichiamo

La memoria è importante, perché ci aiuta a non dimenticare ciò che è stato.
E una pagina di Storia nera come la Shoah non può essere messa da parte, se questo infatti accadesse significherebbe aprire le porte del mondo a un’altra tragedia come questa.
Ecco perché è importante ricordare, anche con un libro.

Vi invito quindi a leggere qualsiasi libro parli della Shoah, magari anche il mio romanzo La lunga strada verso te (disponibile nei formati digitale e cartaceo, on line e in libreria su prenotazione).



23/01/21

Ricordare la Shoah con i libri



Era gennaio, quando i russi sfondarono i cancelli di Auschwitz e scoprirono per primi l’orrore dei campi di concentramento nazisti.
Se come me amate i libri, vi consiglio due letture molto belle e toccanti che parlano della Shoah.

 
La prima è “La mia testimonianza davanti al mondo”, di Jan Karski ovvero l’uomo che denunciò per primo ciò che accadeva fra le mura di Auschwitz.
"Non le darò istruzioni né le farò raccomandazioni... Dovrà soltanto riferire obiettivamente quello che ha visto, raccontare quello che ha vissuto in prima persona e ripetere ciò che in Polonia le è stato ordinato di dire su coloro che vivono là e negli altri paesi occupati d'Europa": con questo viatico il premier Sikorski mandò Jan Karski a informare gli Alleati di ciò che stava accadendo agli ebrei nel suo paese e di come i polacchi non avessero mai smesso di lottare. Unitosi alla Resistenza nel 1939, il giovane ufficiale della riserva era stato incaricato di tenere i collegamenti fra lo Stato segreto polacco, e gli organi ufficiali del governo in esilio a Londra.
Oltre a svolgere temerarie, Karski aveva compiuto un'impresa inaudita: era riuscito a infiltrarsi nel ghetto di Varsavia e nel campo di transito di Belzec e, fatto ancora più inaudito, a uscirne indenne, deciso a denunciare al mondo le atrocità commesse dai nazisti. Porterà in effetti la sua testimonianza diretta ai grandi della terra, incluso il presidente Roosevelt, ma per motivi politico-strategici il suo appello non verrà raccolto né avrà seguito: non gli resterà, nel 1944, che affidarlo a questo libro. Dimenticato nel dopoguerra in ragione dei nuovi assetti politici mondiali, Karski sarà riscoperto e intervistato dal regista Claude Lanzmann per il celeberrimo "Shoah" (1985), che darà l'avvio alla seconda fase della sua missione: ricordare l'indifferenza degli Alleati di fronte al consumarsi del genocidio.


La seconda lettura, perdonatemi se sono autoreferenziale, è il mio romanzo “La lunga strada verso te” (di cui potete leggere anche qui).
Innsbruck, 1938.
Sullo sfondo politico dell’Anschluss, nel cuore di un’Austria destinata ad essere annessa alla Germania nazista le vite di due uomini, Benjamin Rosenthal e Frederik Van Horne, ebreo il primo e dissidente politico il secondo, sono destinate a cambiare per sempre.
La guerra travolgerà entrambi, separandoli crudelmente l’uno dall’altro.
Benjamin sarà infatti catturato dai soldati tedeschi e deportato a Dachau, il primo campo di concentramento progettato e costruito dal regime di Hitler, mentre Frederik dovrà fuggire e lottare coraggiosamente per cambiare le sorti del conflitto più atroce della Storia.
Come finirà?
Cos’avrà in serbo il destino per Benjamin e Frederik?
Riusciranno a sopravvivere e ritrovarsi?

Ricordate che solo la memoria potrà impedirci di commettere gli stessi errori di chi ci ha preceduto.

Prima di lasciarci, vi invito a leggere l'intervista che Roberta De Tomi, una brava scrittrice di cui vi parlerò presto, mi ha fatto sul suo blog.

10/01/20

"La lunga strada verso te": eccovi il mio romanzo sulla Shoah

Vi ricordate cosa accadeva il 27 gennaio di 75 anni fa?
Eh, è presto per parlare della Shoah, mi direte. Ma è sul serio presto per ricordare?
Io direi di no.
Quel 27 gennaio accadeva che l’esercito russo liberava il campo di concentramento di Auschwitz (che, ricordiamo, non fu il primo ad essere creato dai nazisti ma il primo ad essere appunto liberato) e denunciava al mondo gli orrori della Shoah.
Sembra che sia passato tanto tempo, invece non è così perché la memoria degli orrori che il popolo ebreo e tutte le “minoranze” odiate dai nazisti sta svanendo.

Per questo motivo ho deciso di scrivere, e presentarvi con questo post, il mio ultimo romanzo: “La lunga strada verso te”.
È una storia di pura invenzione, che a tratti però abbraccia quella che è stata la realtà buia degli anni più tragici del Novecento, e che ha lo scopo di perpetrare il ricordo di ciò che è stato per impedire che l’umanità possa di nuovo ripetere i suoi errori.


"Innsbruck, 1938.
Sullo sfondo politico dell’Anschluss, nel cuore di un’Austria destinata ad essere annessa alla Germania nazista le vite di due uomini, Benjamin Rosenthal e Frederik Van Horne, ebreo il primo e dissidente politico il secondo, sono destinate a cambiare per sempre.
La guerra travolgerà entrambi, separandoli crudelmente l’uno dall’altro.
Benjamin sarà infatti catturato dai soldati tedeschi e deportato a Dachau, il primo campo di concentramento progettato e costruito dal regime di Hitler, mentre Frederik dovrà fuggire e lottare coraggiosamente per cambiare le sorti del conflitto più atroce della Storia.
Come finirà?
Cos’avrà in serbo il destino per Benjamin e Frederik?
Riusciranno a sopravvivere e ritrovarsi?" 

“La lunga strada verso te” è in vendita nei migliori negozi on line (fra cui StreetLib Store, IBS, Kobo Store, Bookrepublic e tanti altri).

Prima di salutarci vi invito con molto piacere a leggere la recensione che la bookblogger Morgana dei blog "La chiave di lettura - Libri e aforismi" e "La chiave di lettura - segnalazioni" ha scritto in anteprima la recensione del mio romanzo.

26/11/19

Anteprima del mio nuovo romanzo "La lunga strada verso te", in uscita il prossimo gennaio

Tempo di anteprime!
Il prossimo gennaio infatti verrà pubblicato il mio nuovo romanzo “La lunga strada verso te” che parlerà del più controverso e doloroso capitolo della Storia contemporanea ovvero la Shoah perpetrata dai nazisti contro il popolo ebreo e tutte le “minoranze non accettate”.
In attesa del post di presentazione ufficiale del libro vi faccio dono di un breve estratto.

“Benjamin sorrise emozionato.
-Non sapete quanto mi rende felice vedere tanti giovani qui, riuniti tutti insieme in questa occasione così importante.- disse –Voi siete il futuro, ragazzi, ed è una cosa meravigliosa che siate qui ad ascoltare questo vecchio. Ditemi, vi piace la cioccolata?-
-Sì!- esclamarono molte voci insieme.
-Non avevo dubbi: la cioccolata è buonissima, a chi non piace? Non ci crederete: piace molto anche a me, eppure c’è stato un tempo in cui ho potuto solo sognarla. È un tempo lontano, ormai, ma non così tanto da poter essere dimenticato. Certo, so che state pensando che ho l’età di un dinosauro e forse avete anche ragione ma dovete sapere che i dinosauri, come gli elefanti, hanno una memoria prodigiosa. Signora Robbins, posso avere una sedia tutta per me?-
Uno dei professori si alzò e andò a prendere una delle sedie addossate alla parete.
-Prego si accomodi, rabbino.- disse.
-Grazie, giovanotto.- rispose Benjamin accomodandosi –Oh, sì, così si parla meglio. Non ho mai capito perché una persona per parlare deve stare in piedi. È scomodo stare in piedi, a me viene mal di schiena.-
-Anche a me.- disse una vocina dalla platea.
Benjamin sorrise:
-Vedo che ci capiamo alla perfezione, miei piccoli amici. Bene, ora voglio raccontarvi una favola vera dove ci sono i buoni e ci sono i cattivi, una storia che inizia tanto tempo fa in una città molto lontana da qui situata alle pendici dei monti Karwendel. Questa città si chiama Innsbruck, il suo nome significa “ponte sul fiume Inn”, e si trova in Austria. Qualcuno di voi sa dov’è situato questo posto chiamato Austria?-
Una bambina seduta in prima fila alzò prontamente la mano e rispose:
-In Europa!-
-Brava. E ora voglio mostrarvi una cosa che ho portato con me.- Benjamin si voltò verso la Preside e disse con un sorriso –Signora Robbins, qui mi serve il suo aiuto.-
La donna si alzò dalla sedia e si affrettò a prendere il proiettore che uno dei professori aveva già preparato quella mattina, sul quale posò una fotografia che nel frattempo Benjamin aveva preso dal portafoglio che teneva sempre nella tasca interna della giacca.
Sulla bianca parete alle sue spalle prese forma l’immagine in bianco e nero di due giovani uomini, poco più che ventenni, seduti sulla riva di un fiume.
-Quello è il fiume Inn, di cui vi parlavo.- disse Benjamin –Mi sapete dire chi è il signore a sinistra della foto?-
Tre mani si alzarono prima di tutte le altre.
Benjamin indicò con la mano un bambino seduto in seconda fila e continuò:
-Tu sai dirmelo?-
-È Frederik Van Horne, rabbino. C’è una sua foto sul libro di Storia, è stato un personaggio molto importante e ha fatto grandi cose.-
Benjamin annuì, sentendo il cuore gonfiarsi di orgoglio.
Sì, quel bambino aveva ragione: il suo Frederik, durante gli anni della guerra, aveva fatto davvero grandi cose anche se la sua natura umile lo aveva sempre portato a schernirsi dicendo che in realtà non aveva fatto niente di così importante che chiunque, trovandosi al suo posto, avrebbe fatto.
-E il signore che si trova vicino a Frederik sapere dirmi chi è?- domandò poi.
Dopo un lungo momento di silenzio, Steve rispose:
-Sei tu, nonno Ben.-
-Esatto, quel giovanotto dall’aria un po’ arruffata sono proprio io.-
-Davvero?- domandò uno dei bambini meravigliato.
-Sì.-
-Non sembri tu.- commentò con una sincerità disarmante.
-Sono gli scherzi che gioca il tempo: è benevolo fin quando si è giovani, ma crudele quando si diventa anziani. Ora scommetto che siete curiosi di sapere cosa accadde, tanto tempo fa, in quella città lontana chiamata Innsbruck e perché mai io conoscevo Frederik.-
-Sì!- risposero tutti i presenti in coro.
Benjamin si voltò, guardò per un momento l’immagine sulla parete e mentalmente riservò un altro pensiero a Frederik e a quegli anni ormai così distanti ma non sfocati nel suo cuore.
Come vorrei che tu fossi qui con me adesso, pensò prima di correggersi, perdonami, Frederik: sono un vecchio sciocco.
Tu sei qui con me, sei sempre rimasto al mio fianco.
Oggi parlerò anche per te e per tutti quelli che non hanno più una voce.
Sarà doloroso ricordare ma è necessario.
Si riscosse da quel malinconico momento e tornò a rivolgersi al suo numeroso pubblico ansioso di ascoltarlo, poi si schiarì la voce con un colpo di tosse e cominciò a raccontare la sua storia certo del fatto che le sue parole non sarebbero cadute nel vuoto.”


23/01/19

Noi superstiti

Noi superstiti
dalle nostre ossa la morte ha già intagliato i suoi flauti,
sui nostri tendini ha già passato il suo archetto -
I nostri corpi ancora si lamentano
col loro canto mozzato.

Noi superstiti
davanti a noi, nell'aria azzurra,
pendono ancora i lacci attorti per i nostri colli -
le clessidre si riempiono ancora con il nostro sangue.

Noi superstiti,
ancora divorati dai vermi dell'angoscia -
la nostra stella è sepolta nella polvere.

Noi superstiti
vi preghiamo:
mostrateci lentamente il vostro sole.
Guidateci piano di stella in stella.
Fateci di nuovo imparare la vita.
Altrimenti il canto di un uccello,
il secchio che si colma alla fontana
potrebbero far prorompere il dolore
a stento sigillato
e farci schiumar via –

Vi preghiamo:
non mostrateci ancora un cane che morde
  potrebbe darsi, potrebbe darsi
che ci disfiamo in polvere
davanti ai vostri occhi.
Ma cosa tiene unita la nostra trama?
Noi, ormai senza respiro,
la nostra anima è volata a lui dalla mezzanotte
molto prima che il nostro corpo si salvasse
nell'arca dell'istante –

Noi superstiti,
stringiamo la vostra mano,
riconosciamo i vostri occhi -
ma solo l'addio ci tiene ancora uniti,
l'addio nella polvere
ci tiene uniti a voi -
(Nelly Sachs, Opere scelte)


27/01/18

Giorno della Memoria: non dimentichiamo

 
 
È un gran miracolo che io non abbia rinunciato a tutte le mie speranze
perché esse sembrano assurde e inattuabili.
Le conservo ancora, nonostante tutto,
perché continuo a credere nell’intima bontà dell’uomo.
(Anna Frank. Quadro di David Olère – Camera a gas. Video di MesserMalanova.)

27/01/17

Un paio di scarpette rosse




 C’è un paio di scarpette rosse
numero ventiquattro
quasi nuove:
sulla suola interna si vede ancora la marca di fabbrica
‘Schulze Monaco’.
C’è un paio di scarpette rosse
in cima a un mucchio di scarpette infantili
a Buckenwald
erano di un bambino di tre anni e mezzo
chi sa di che colore erano gli occhi
bruciati nei forni
ma il suo pianto lo possiamo immaginare
si sa come piangono i bambini
anche i suoi piedini li possiamo immaginare
scarpa numero ventiquattro
per l’ eternità
perché i piedini dei bambini morti non crescono.
C’è un paio di scarpette rosse
a Buckenwald
quasi nuove
perché i piedini dei bambini morti
non consumano le suole.
(Joyce Lussu)