Lo scrittore è il perfetto menzognero: scrive bugie e riesce a farti credere che siano vere.
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08/07/21

L'usignolo e lo sparviero

Posato su un'alta quercia, un usignolo, come al solito, cantava.
Lo vide uno sparviero affamato,
che gli piombò addosso e se lo portò via.
Mentre stava per ucciderlo,
l’usignolo lo pregava di lasciarlo andare,
dicendo che esso non bastava a riempire lo stomaco di uno sparviero:
doveva rivolgersi a qualche uccello più grosso,
se aveva bisogno di mangiare.
Ma l’altro lo interruppe dicendo:
-Sciocco sarei, se lasciassi andare il pasto che ho qui pronto,
     per correre dietro a quello che non si vede ancora!-

Così, anche tra gli uomini, stolti sono coloro che,
nella speranza di beni maggiori,
si lasciano sfuggire quello che hanno in mano.
(Esopo)

Ps: vi invito a leggere la recensione che la bookblogger Morgana ha fatto
del mio romanzo storico Florentia


BUONE VACANZE 
(INTANTO GUARDATE QUESTO BEL VIDEO DEL MIO AMICO MESSERMALANOVA!)


10/06/21

Il mistero della vita

Il mistero della vita
penetra nel mistero della morte,
il giorno chiassoso
tace dinanzi al silenzio delle stelle.
(Tagore)

(Video di MesserMalanova)

Prima di lasciare un commento, vi invito a leggere la bella recensione che Penelope ha fatto dopo aver letto Florentia, il mio nuovo romanzo storico dedicato all'immortale Firenze.

26/09/20

L'importanza della solitudine

Buongiorno a tutti, finalmente siamo in pieno autunno!
Prima di parlare della solitudine, l'argomento di questo post, voglio invitarvi a leggere la recensione del libro Le voci delle donne, che ho scritto insieme a Ofelia De Ville, fatta da Mary e Vale del blog La valigia di carta.

E ora discutiamo un po'.
C’era una volta la solitudine, poi sono arrivati internet e i social media che hanno esasperato il concetto aristotelico secondo cui l’uomo è un animale sociale intrappolando per persone in rapporti che durano forzatamente ventiquattrore su ventiquattro, sette giorni su sette.
Se non sono i social, c’è la televisione, il telefono, il sito, il blog, gli amici su whatsapp, le chat...
Insomma, che ci piaccia o no fuori ma soprattutto dentro le mura di casa siamo bombardati da continui contatti.
Sembra che se non si forma un gruppo, una massa o peggio ancora un branco, si diventi in automatico persone anomale.

E la solitudine, dov’è andata a finire?
Dov’è quel magico spazio della mente e della fisicità in cui siamo finalmente soli, distaccati da tutto ciò che ci circonda, dove non dobbiamo rendere conto di niente a nessuno e fare ciò che più ci aggrada, che ci fa stare bene?
Dov’è quello spazio necessario per la creazione di un’opera, per il concepimento di un pensiero o semplicemente per una piccola coccola da dedicare a se stessi?

Personalmente io amo molto la solitudine, un po’ perché è sempre stata la mia dimensione naturale e soprattutto perché in essa riesco a lavorare, ad avere le mie idee migliori.
Non mi spaventa lo stare sola, il distaccarmi dalle altre persone, ritagliarmi un angolo fatto di silenzio e di pensieri propositivi.
Per me la solitudine è vitale, è un filtro necessario attraverso cui osservare l’universo.
È la dimensione in cui mi realizzo meglio.
Eppure so di essere una mosca bianca e quindi mi domando se tutti questi rapporti forzosi e forzati non siano la dimostrazione di quanto la società odierna sia sterile e di come la maggior parte delle persone viva in un’incostante dimensione di immaturità, incapace di bastare.

Essere faccia a faccia col sé significa, per forza di cose, affrontarsi. È il cosiddetto “esame di coscienza”, che non può che giovare. Fare i conti con i propri errori porta a non commetterli in futuro. Paradossalmente, l’isolamento è una cura all’egoismo, che si manifesta nella moltitudine: ostentare per attrarre le altrui attenzioni; schiacciare gli altri per distinguersi, per cercare conferme alla propria autostima.
La solitudine è un bagno di umiltà e permette di formare una coscienza autonoma, che non ha bisogno del prossimo per reggersi. Né di aiutarlo o di essere aiutato, né di umiliarlo o di farsi umiliare da lui.
«La solitudine è la miglior cura per la vanità», affermava Thomas Wolfe, e il silenzio insegna valori trascurati al giorno d’oggi: la discrezione, il contegno, il decoro. Atteggiamenti che la maggioranza continua a stimare, sottovoce, in netta controtendenza con la volgarità chiassosa che contraddistingue quest’epoca.
La solitudine feconda permette di focalizzare gli sforzi su un obiettivo preciso. Chi ambisce a qualcosa di grande lo sa: è un percorso che s’intraprende da soli.
Anzi, gli altri fungono da pause, ostacoli allo scopo che ci si è prefissati. Che sia studio, lavoro o arte, si può contare solo su se stessi, sul sudore che si versa indipendentemente dal prossimo.
La solitudine è la dimensione del sognatore.
«La grandezza è solitaria. Si direbbe anzi che la solitudine è condizione della grandezza. Tutte le intelligenze superiori, tutte le nature superiori sono isolate, l’aquila vive sola, il leone solo», notava Iginio Ugo Tarchetti.
Similitudine, questa, espressa anche dal coevo Arthur Schopenhauer, filosofo solitario per definizione.

I wandered lonely as a cloud
that floats on high o'er vales and hills,
when all at once I saw a crowd,
a host, of golden daffodils;
beside the lake, beneath the trees,
fluttering and dancing in the breeze.
Continuous as the stars that shine
And twinkle on the milky way,
They stretched in never-ending line
Along the margin of a bay:
Ten thousand saw I at a glance,
Tossing their heads in sprightly dance.
The waves beside them danced; but they
Out-did the sparkling waves in glee:
A poet could not but be gay,
In such a jocund company.
I gazed - and gazed - but little thought
What wealth the show to me had brought:
For oft, when on my couch I lie
In vacant or in pensive mood,
They flash upon that inward eye
Which is the bliss of solitude;
And then my heart with pleasure fills,
And dances with the daffodils.
(The daffodils - William Wordsworth)


28/03/20

Accidenti a te, Benjamin! (però ci si consola con i libri)

C’è un giorno l’anno in cui detesto cordialmente Benjamin Franklin, ovvero il giorno in cui l’ora solare lascia spazio all’ora legale.

Racconta la storia che Benjamin Franklin, durante un suo soggiorno a Parigi, si sia svegliato alle sei del mattino, osservando che il sole era già sorto (ovviamente, è una questione di fuso orario!).
Pensò quindi a quanto si poteva risparmiare spostando la propria vita di un’ora avanti, cominciando la propria attività lavorativa in anticipo, e andando a dormire prima.

Dopo l’istituzione dell’ora legale da parte degli Stati Uniti, anche altri paesi vi hanno aderito fra cui il nostro.
Perché sia mai che in Italia qualcuno pensi in maniera intelligente.
E così eccoci qui, fino alla fine di ottobre, con le lancette avanti di sessanta minuti e il corpo scombussolato.
Perché che ci piaccia o no il nostro corpo è naturalmente tarato sul ritmo scandito dal sorgere e dal calar del sole.


Per non parlare degli sprechi energetici, dal momento che per un’ora di ipotetica luce in più si spende anche un’ora di aria condizionata o di ventilatori in più per mitigare la calura estiva.
E alla fine il risparmio non è che risicato.

Volete sapere la mia?
Lasciamo l’ora solare, come si era soliti fare ai tempi dei nostri antenati, e viviamo senza troppi problemi.

E per tirarci su di morale, parliamo di libri.
Diletta Nicastro, la bravissima autrice della saga Il mondo di Mauro e Lisi che vi ho già presentato, ha recensito il mio saggio "Darth Vader e Io", dedicato alla saga di Star Wars: se volete sapere cosa ne pensa del mio libro leggete qui.
E sempre parlando di Diletta, vi presento il libro "Le più belle frasi d'amore", una raccolta di racconti e poesie nate dal concorso letterario dedicato all'amore e indetto dalla scrittrice.
Per la sua realizzazione hanno contribuito diversi autori tra cui la mia amica Ilaria Vecchietti, vincitrice del primo premio con il racconto "L'invito" per la categoria "Amore classico - Prosa".
Leggete, dunque, che aspettate?





08/11/18

Poesia, recensione e guest blog post!

Vecchio come il Dolore -
Quanto è vecchio?
All'incirca Diciottomila anni -
Vecchia come la Gioia -
Tanto vecchia
Che hanno gli stessi anni –

Sempre primi si trovano
Ma raramente fianco a fianco -
Da nessuno dei due per quanto si provi
Può la natura Umana sfuggire
(Emily Dickinson. Immagine di Viktor Vasnetsov.)


E dopo questa poesia profonda e molto particolare di Emily Dickinson, cambiamo argomento.
Voglio ringraziare due amiche blogger molto gentili e simpatiche.
La prima è Lucia del blog Creatori di mondi che ha recensito il mio saggio "Darth Vader e Io".
La seconda è Ale Bla del blog La sabbia nella clessidra che oggi mi ha ospitata nella sua casa virtuale e ha pubblicato questo mio post.
Grazie di cuore, ragazze!

Ultima nota (scritta un giorno dopo la pubblicazione): finalmente, dopo tanta fatica, anche "La mia fuga da Facebook" è uscito in formato cartaceo e lo troverete su StreetLib, Amazon, Giunti e nelle librerie fisiche previa prenotazione.




12/07/18

Francesca presenta: "L'Imperatrice della Tredicesima Terra" di Ilaria Vecchietti

Vi ricordate di Ilaria Vecchietti, proprietaria del blog Buona Lettura e scrittrice?
Bene, in questi giorni ho finito il suo romanzo “L’Imperatrice della Tredicesima Terra” che in ordine cronologico è anche stato il suo primo libro e volevo parlarvene qui perché condividere un buon libro è sempre un piacere.

Partiamo come sempre dalla sinossi:
“Sono trascorsi mille anni dalla scomparsa di Asteria, l'Imperatrice della Tredicesima Terra, mandata dalle Antiche Divinità delle Stelle per fermare la guerra millenaria che flagellava il Mondo Conosciuto. In quei lunghissimi secoli le Terre Libere hanno portato avanti una debole resistenza alla sete di potere e di dominio del loro comune nemico... e sarà proprio in quel periodo che una ragazza, senza memoria del suo passato e della sua identità, verrà salvata dalla sua strana prigione. Sul suo corpo dodici diversi simboli che sembrerebbero rappresentare le Antiche Divinità delle Stelle. Messa al corrente della situazione attuale, inizierà un lungo viaggio (e non solo nei dodici regni, ma anche nel tempo) alla ricerca di se stessa e del suo posto nel mondo. Inoltre sarà incaricata dal Tramite della Fonte di Luce di ritrovare Asteria... l'unica che potrà salvare nuovamente il Mondo Conosciuto.”

Interessante, vero?
Sì, ve lo confermo, è interessante e pieno di personaggi interessanti: i Tramiti (personalmente li ho trovati antipatici!), folletti, draghi, elfi, profeti, un’erborista che sembra sapere tutto, coraggiosi cavalieri e il temibile Dio Oscuro che è l’antagonista per eccellenza di questa storia che ho trovato la perfetta lettura fantasy adatta per rilassarsi e anche svagare dagli impegni della giornata.
Se siete appassionati di mitologia non potranno di sicuro spiacervi i riferimenti ai miti greci e anche alle mitologie irlandesi e nordiche.
La storia si legge con fluidità e  non si fatica affatto a procedere nella lettura.

Ammetto che a volte le azioni sono prevedibili, ma visto che la storia è basata su dodici mondi, altrettanti cavalieri e quasi altrettante battaglie c'è nella narrazione molta più originalità di quella che ci si potrebbe aspettare!
Lo stile, rispetto all’altro romanzo “L’Isola dei Demoni”, è un po’ più acerbo tuttavia non ne faccio una pecca.
Alzi la mano quello scrittore che, al suo romanzo d’esordio, non era ancora un fiore in boccio, un apprendista con tante cose da imparare!

Pertanto come posso concludere questo post?
Consigliandovi il libro e sperando che possa piacervi quanto è piaciuto a me!
E se volete, fate un salto da Ilaria.




23/04/18

Recensione del mio libro "La mia fuga da Facebook"!

Arriva lunedì e mentre io sono impegnata a risolvere delle “piccole” noie con il mio editore (calma, calma...) mi trovo questa bella recensione di Riccardo Giannini del blog Il bazar di Riky.

La recensione ruota intorno al mio ultimo libro, “La mia fuga da Facebook”, e trovo che sia fatta molto bene.
Non lo dico perché sono la scrittrice del libro, anche se è ipocrita non ammettere che la cosa mi abbia fatto piacere, ma perché leggendo le sue parole si nota un evidente interesse per la questione Facebook e tutti i delicati problemi che sono stati di nuovo sollevati in quest’ultimo periodo.

Vi lascio qui un piccolo estratto:

“L'autrice usa un'espressione molto efficace: 'sovraccarico cognitivo', riferendosi ai mille stimoli che l'utente riceve nel momento in cui apre l'home page: post, commenti, like, richieste di amicizia, suggerimenti di amicizia, senza dimenticare le pubblicità. Così l'utente si ritrova 'imprigionato' nella rete: la quantità di interazioni e la qualità di interazioni sono ovviamente direttamente proporzionali.”

E se volete leggere il resto della recensione, cliccate qui!

(Immagine proveniente dal blog di Riccardo Giannini)


17/07/17

Dicono del mio romanzo...

Amici lettori, volevo condividere insieme a voi la recensione che Sugar Free (nickname di Penelope), la ragazza del blog “La giostra dei libri” che settimanalmente recensisce romanzi (perciò se adorate i libri, passate a trovarla!) ha fatto in merito al mio ultimo romanzo “Nel tuo nome” di cui vi riporto qui sotto un breve passaggio:

Trovo che inventare storie nella Storia, personaggi fittizi che si muovono in contesti passati e creano scenari sempre attuali sia un’abilità in più che rende uno scrittore “l’autore delle magie”.
Francesca A. Vanni, già autrice del romanzo Solo un uomo, entra con questo libro nell’Olimpo degli autori di magie.
Senza timore di confrontarsi con la (noiosa, ridondante e pesante) scrittrice Marguerite Yourcenar, l’autrice riscopre le figure di Adriano e Antinoo senza travisare nel personale e le rende finalmente vive.

Dire che non mi senta lusingata sarebbe una colossale bugia (a chi non piacciono i complimenti?) ma la cosa che mi rende davvero felice è sapere di aver incantato qualcuno con le mie storie.
Quindi che aspettate, passate da Penelope (e se vi va, leggete anche il mio libro!).





17/03/17

Il tuo senso



Non penso si possa descrivere l’emozione profonda che si prova quando si riceve una recensione così.
E non sono le cinque stelle, quelle non contano, è il fatto che hai colpito il cuore di qualcuno con le tue parole, che finalmente sei riuscita a farti comprendere.
È la sorpresa di non sentirti sempre inadeguata ma di capire che tanta fatica, che tutto quel sudare parola dopo parola, quel chiedersi “ma per chi lo sto facendo?”, quel non arrenderti alla fine ha trovato il suo senso.
Scrivere è il tuo senso.



(se siete interessati al libro, cliccate qui oppure qui)